Skip to main content

Digital footprint: cos'è, tipologie e come proteggerla

digital footprint
| Luca Lampis | Cybersecurity

La digital footprint (impronta digitale) è l’insieme di tracce che lasciamo quando usiamo Internet e dispositivi connessi: non riguarda solo ciò che pubblichiamo, ma anche una grande quantità di dati tecnici e comportamentali raccolti “in sottofondo”.

Per un privato, significa privacy, sicurezza e reputazione. Per un’azienda, significa rischio reputazionale, esposizione informatica (“superficie di attacco”), affidabilità di partner e controparti, fino a temi di compliance e due diligence.

In questa guida affrontiamo in modo operativo tutti i dubbi più comuni: cosa include davvero la digital footprint, cosa cambia tra impronta attiva e passiva, perché l’ombra digitale è più difficile da controllare, come fare un audit, come ridurre il tracciamento, quando (e come) chiedere rimozioni e deindicizzazioni, e quali strumenti funzionano davvero.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la digital footprint e cosa comprende davvero
    1. Impronta digitale attiva: ciò che scegli di lasciare
    2. Impronta digitale passiva: ciò che viene raccolto mentre navighi
    3. Digital footprint, digital identity e online reputation: non sono sinonimi
    4. La footprint è legata alla persona o al dispositivo?
  2. Ombra digitale: il profilo nascosto che non controlli
    1. Come si forma l’ombra digitale: data broker, pixel, fingerprinting e grafo sociale
    2. Perché è più persistente della footprint “visibile”
    3. Rischi reali: discriminazione, manipolazione, furto d’identità
  3. “Che cosa c’è su di me?” Audit pratico dell’impronta digitale
    1. Audit rapido: ricerche, immagini, nickname e dati di contatto
    2. Account dimenticati e “tracce residue”
    3. Monitoraggio: quando qualcosa di nuovo appare online
  4. Chi ti traccia davvero (e perché navigare in Incognito non basta)
    1. Siti, app, inserzionisti, ISP, piattaforme e broker: la filiera del dato
    2. Modalità Incognito: cosa fa e cosa non fa
    3. Cookie vs fingerprinting: perché il fingerprinting è più difficile
  5. Si può davvero “sparire”? Rimozione, deindicizzazione e limiti reali
    1. Da dove si parte: contenuti, account, vecchi forum e cache
    2. Rimozione alla fonte vs rimozione dai risultati di Google
  6. GDPR e diritto all’oblio: cosa puoi chiedere (e cosa viene valutato)
    1. Il diritto all’oblio in Italia e in UE: principi e criteri
    2. Deindicizzazione UE vs visibilità globale
  7. Digital footprint e lavoro: cosa guardano davvero recruiter e algoritmi
    1. Screening social: prassi diffusa e segnali critici
    2. Quando entra l’IA: soft skill e tratti di personalità dai profili social
    3. Come costruire un’impronta positiva senza forzature
  8. Sicurezza: phishing, doxxing, furto d’identità e data breach
    1. Se trovi online telefono o indirizzo: priorità operative
    2. Verificare se sei in un data breach
  9. Strumenti che funzionano davvero per ridurre l’ombra digitale
    1. Browser e blocco tracker: la base
    2. VPN, DNS e “privacy stack”: cosa copre e cosa lascia scoperto
    3. Data broker: opt-out manuale o servizi dedicati
  10. Questioni emergenti: impronta post-mortem e impronta di carbonio digitale
    1. Digital footprint post-mortem
    2. Digital carbon footprint: il costo ambientale dell’online
  11. Piano d’azione in 7 mosse (senza paranoia, con metodo)

Cos’è la digital footprint e cosa comprende davvero

Prima di parlare di “come cancellare”, serve una definizione chiara: la digital footprint non è un singolo dato, ma un ecosistema di tracce collegate tra loro.

In questo blocco distinguiamo tipologie, confini e concetti spesso confusi (identità digitale, reputazione online, profilazione).

Impronta digitale attiva: ciò che scegli di lasciare

La impronta digitale attiva comprende informazioni condivise deliberatamente: post sui social, commenti, recensioni, iscrizioni a newsletter, compilazione di moduli, invio di email e messaggi, caricamento di foto e documenti. È la parte “visibile” e, in molti casi, gestibile: puoi modificare un contenuto, eliminarlo, cambiare impostazioni di privacy o chiudere un account (anche se non sempre equivale a cancellazione totale).

Esempi tipici: una foto pubblicata su Instagram, una recensione su Google, un profilo LinkedIn aggiornato, un nickname usato su forum di settore.

Impronta digitale passiva: ciò che viene raccolto mentre navighi

La impronta digitale passiva include dati raccolti automaticamente: indirizzo IP, informazioni sul dispositivo, log di accesso, cronologia di navigazione lato server, cookie, identificatori pubblicitari su mobile, eventi di tracking (click, tempo di permanenza, scroll), oltre a dati di posizione quando autorizzati.

Qui nasce uno dei dubbi più frequenti: “include anche dati offline poi digitalizzati?”

Sì, spesso i profili si arricchiscono con informazioni provenienti da registri pubblici, transazioni commerciali, carte fedeltà o dataset acquistati e aggregati da terze parti (tema che esplode con i data broker).

Digital footprint, digital identity e online reputation: non sono sinonimi

  • Digital identity: l’insieme di segnali che ti identificano (account, email, numeri, credenziali, device).

  • Online reputation / web reputation: come vieni percepito (contenuti, menzioni, recensioni, articoli, discussioni).

  • Digital footprint: il “terreno” complessivo di tracce (visibili e invisibili) che alimenta identità e reputazione.

Capire questa distinzione evita un errore comune: concentrarsi solo sui social e trascurare query di ricerca, metadati, tracking e database di terze parti.

La footprint è legata alla persona o al dispositivo?

Entrambe.

Molte tracce sono “account-based” (login, email, username), altre sono “device-based” (caratteristiche del browser, sistema operativo, impostazioni) e possono collegarti anche senza autenticazione esplicita tramite tecniche come il fingerprinting.

Ombra digitale: il profilo nascosto che non controlli

Dopo l’impronta “classica”, c’è il tema che preoccupa di più: l’ombra digitale (digital shadow).

Qui spieghiamo come nasce, perché è più persistente e quali rischi concreti comporta.

Come si forma l’ombra digitale: data broker, pixel, fingerprinting e grafo sociale

L’ombra digitale è il profilo costruito da terze parti a partire da centinaia di fonti: siti visitati, acquisti, geolocalizzazione, connessioni social, query sui motori di ricerca, dati inferiti. I data broker aggregano e rivendono questi profili, spesso senza un rapporto diretto con l’interessato.

Sul piano tecnico, entrano in gioco:

  • Cookie e tracker di terze parti (classici).

  • Tracking pixel (anche nelle email: registra apertura, device e contesto).

  • Device/Browser fingerprinting: identifica un dispositivo tramite combinazioni di parametri, ed è più difficile da “azzerare” rispetto ai cookie.

  • Analisi del grafo sociale: deduzioni basate su contatti, interessi, reti.

Perché è più persistente della footprint “visibile”

Un post lo puoi cancellare.

Un database di terze parti può:

  1. replicare i dati su più soggetti, 2) aggiornarli continuamente, 3) “ricatturarli” da nuove fonti. È il motivo per cui molti descrivono la gestione dell’ombra digitale come un lavoro di manutenzione, non un’azione una tantum.

Rischi reali: discriminazione, manipolazione, furto d’identità

L’ombra digitale può influire su:

  • decisioni automatizzate (prezzi personalizzati, offerte, scoring);

  • assicurazioni e credito (profilazione “rischio”);

  • selezione del personale e valutazioni reputazionali;

  • furto d’identità e frodi.

Un esempio concreto di rischio “a catena” è il SIM swapping: quando un attaccante ottiene il controllo del tuo numero, può usarlo come chiave per reset password e OTP via SMS, con impatto su email, home banking e social.

“Che cosa c’è su di me?” Audit pratico dell’impronta digitale

Prima di ridurre, bisogna misurare. In questa sezione trovi un metodo chiaro per capire cosa è già visibile (e cosa è deducibile) su una persona o un’azienda, senza improvvisare.

Audit rapido: ricerche, immagini, nickname e dati di contatto

Un audit essenziale include:

  • ricerca di nome e cognome, varianti, abbreviazioni;

  • ricerca di nickname storici;

  • ricerca di email e numero di telefono (quando possibile);

  • ricerca per immagini (foto profilo riutilizzate);

  • controllo di menzioni in articoli, forum, recensioni.

Nota chiave: ciò che vedi da loggato non coincide con ciò che vede un estraneo. Ripeti alcune verifiche senza login e con un browser “pulito” (profilo nuovo), per simulare una visualizzazione terza.

Account dimenticati e “tracce residue”

Account vecchi (forum, e-commerce, servizi prova) spesso restano indicizzati o riutilizzabili per attacchi. Qui è utile:

  • ricostruire la lista servizi partendo dalla casella email (ricerca di “benvenuto”, “verifica”, “password reset”);

  • usare un password manager per censire credenziali e ridurre il riuso.

Monitoraggio: quando qualcosa di nuovo appare online

Per intercettare nuove pubblicazioni o citazioni puoi usare:

  • Google Alerts (nome, brand, dominio, prodotti) per ricevere segnalazioni.

  • strumenti di rimozione/gestione risultati quando compaiono dati personali (vedi sezione legale).

Chi ti traccia davvero (e perché navigare in Incognito non basta)

Qui rispondiamo a una domanda che torna sempre: “chi può tracciarmi?” e cosa cambia tra cookie, fingerprinting e tracciamento cross-device.

Siti, app, inserzionisti, ISP, piattaforme e broker: la filiera del dato

Il tracciamento può avvenire:

  • lato sito/app (analytics, pixel, SDK);

  • lato pubblicità (reti di terze parti);

  • lato piattaforme (social e motori di ricerca);

  • lato ISP/rete (metadati di connessione);

  • lato broker (aggregazione e rivendita).

Modalità Incognito: cosa fa e cosa non fa

La navigazione in incognito riduce le tracce sul tuo dispositivo (cronologia, cookie locali), ma non nasconde l’indirizzo IP e non impedisce il tracciamento lato rete o lato sito.

Quindi: utile per “pulire” il browser locale, inutile se l’obiettivo è anonimato o non tracciabilità.

Cookie vs fingerprinting: perché il fingerprinting è più difficile

I cookie sono “visibili” e cancellabili. Il fingerprinting usa combinazioni di parametri tecnici (browser, font, risoluzione, OS, impostazioni) per riconoscerti anche quando rifiuti i cookie o li elimini.

Le estensioni privacy aiutano, ma in alcuni casi possono renderti più “unico” (paradosso della rarità del profilo). La strategia migliore è puntare su protezioni integrate e configurazioni diffuse, non su personalizzazioni estreme.

Si può davvero “sparire”? Rimozione, deindicizzazione e limiti reali

Qui affrontiamo la domanda più delicata: “posso eliminare completamente la mia digital footprint?” La risposta realistica è: puoi ridurre e gestire, ma lo “zero assoluto” è raro, perché esistono copie, mirror, archivi, backup e database non pubblici.

Da dove si parte: contenuti, account, vecchi forum e cache

Una roadmap efficace:

  1. chiudi o consolida account inutili;

  2. elimina contenuti critici (post, commenti, tag);

  3. gestisci le copie: screenshot, repost, pagine replicate;

  4. verifica cache e snippet.

Attenzione: “disattivare” un account non sempre equivale a cancellare i dati. Leggi sempre le policy del servizio e, quando possibile, avvia la procedura di eliminazione definitiva.

Rimozione alla fonte vs rimozione dai risultati di Google

Sono due piani diversi:

  • Rimozione alla fonte: contatti chi gestisce il sito o la piattaforma e chiedi modifica/cancellazione.

  • Deindicizzazione/rimozione dai risultati: riduci la visibilità su Google, ma il contenuto può restare online.

Per risultati che mostrano informazioni personali, Google mette a disposizione procedure dedicate per chiedere la rimozione dai risultati di ricerca.
Se invece la pagina non esiste più o sono stati rimossi elementi importanti, puoi usare lo strumento per aggiornare contenuti obsoleti.

Per approfondire: Servizi di web reputation e rimozione link lesivi

GDPR e diritto all’oblio: cosa puoi chiedere (e cosa viene valutato)

Qui rispondiamo ai dubbi legali più frequenti: quando posso invocare il diritto all’oblio, vale anche per i motori di ricerca? quali limiti ci sono?

Il diritto all’oblio in Italia e in UE: principi e criteri

Il diritto all’oblio è collegato al diritto alla cancellazione e, nel contesto dei motori di ricerca, alla deindicizzazione in base a un bilanciamento tra diritti della persona e interesse pubblico.

In pratica, contano elementi come: attualità della notizia, ruolo pubblico dell’interessato, rilevanza sociale, correttezza delle informazioni, tempo trascorso.

Deindicizzazione UE vs visibilità globale

Le decisioni possono valere in ambiti territoriali diversi (UE vs globale) e non sempre portano alla “sparizione totale”: spesso l’effetto principale è rendere più difficile reperire il contenuto tramite ricerca nominativa.

Digital footprint e lavoro: cosa guardano davvero recruiter e algoritmi

Questa sezione chiarisce cosa significa “essere valutati online” e come proteggersi senza trasformarsi in una persona “finta”.

Screening social: prassi diffusa e segnali critici

Indagini di settore mostrano una crescita dell’uso dei social nel recruiting e negli investimenti legati a questi canali.
In concreto, ciò che tende a pesare è: coerenza del profilo, linguaggio, conflittualità, contenuti potenzialmente discriminanti o rischiosi, presenza di foto/tag non controllati.

Quando entra l’IA: soft skill e tratti di personalità dai profili social

Uno studio del 2022 ha mostrato che modelli di machine learning possono predire soft skill e tratti del Big Five analizzando elementi quantitativi di profili Instagram (in particolare, la lista dei profili seguiti).
Non significa “verdetto” automatico, ma conferma un punto chiave: anche comportamenti apparentemente neutri (chi segui, cosa salvi, cosa guardi) possono diventare segnali interpretati.

Come costruire un’impronta positiva senza forzature

La strategia migliore è intenzionale:

  • separa vita privata e pubblica (liste, profili, impostazioni);

  • cura contenuti professionali minimi (bio, competenze, progetti);

  • contestualizza il passato: se un contenuto è vecchio, meglio rimuoverlo o spiegarlo in modo coerente, evitando conflitti pubblici.

Sicurezza: phishing, doxxing, furto d’identità e data breach

Qui passiamo dal “cosa vedono” al “cosa possono farci”. La digital footprint è carburante per attacchi mirati.

Se trovi online telefono o indirizzo: priorità operative

Agisci su più livelli:

  1. chiedi rimozione alla fonte (sito/piattaforma);

  2. valuta richiesta a Google per rimozione dai risultati se riguarda informazioni personali;

  3. rafforza account (password uniche + MFA);

  4. monitora tentativi di accesso e reset password.

Verificare se sei in un data breach

Strumenti come Have I Been Pwned permettono di verificare se un’email compare in violazioni note e attivare notifiche.
Se risulti esposto: cambia password ovunque (non solo sul servizio violato), abilita MFA, e considera un controllo su SIM swap (PIN operatore, autenticazione forte).

Strumenti che funzionano davvero per ridurre l’ombra digitale

In questa sezione chiudiamo il cerchio: quali strumenti usare, cosa risolvono e cosa no.

Browser e blocco tracker: la base

  • Browser con protezioni anti-tracciamento e impostazioni restrittive.

  • Estensioni anti-tracker con criterio (pochi strumenti, affidabili, aggiornati).
    Ricorda: l’obiettivo è ridurre la superficie di tracciamento senza rendere il profilo “esotico”.

VPN, DNS e “privacy stack”: cosa copre e cosa lascia scoperto

  • VPN: utile per mascherare IP e ridurre correlazioni di rete, ma non ti rende invisibile se fai login o se il dispositivo è tracciabile via fingerprinting.

  • DNS privacy-friendly: utile, ma non sostituisce protezioni browser.

Data broker: opt-out manuale o servizi dedicati

L’opt-out richiede tempo e va ripetuto, perché i dati possono ricomparire.
Per chi ha esposizione elevata (ruoli sensibili, contenziosi, stalking), può avere senso un approccio strutturato e periodico.

Questioni emergenti: impronta post-mortem e impronta di carbonio digitale

Due temi spesso trascurati meritano una nota finale.

Digital footprint post-mortem

Profili e dati possono restare online a lungo, con rischi di uso improprio (anche identitario). È utile definire in vita: accessi ereditari, contatti di fiducia, procedure per memorializzazione o chiusura account.

Digital carbon footprint: il costo ambientale dell’online

Ogni attività digitale ha un impatto fisico: data center, reti, produzione e smaltimento dispositivi. Report e analisi mostrano una crescita rilevante dei consumi elettrici dei data center e del loro peso sul totale globale.
Ridurre sprechi (streaming non necessario, archiviazione duplicata, device sostituiti troppo spesso) è una forma concreta di responsabilità digitale.

Piano d’azione in 7 mosse (senza paranoia, con metodo)

  1. Audit trimestrale (ricerche + immagini + nickname + recensioni).

  2. Censimento account e chiusura di quelli inutili.

  3. Rafforzamento accessi: password uniche + MFA ovunque possibile.

  4. Riduzione tracking: browser/estensioni essenziali, revisione permessi app, geolocalizzazione solo quando serve.

  5. Gestione ombra digitale: opt-out data broker dove rilevante.

  6. Strategia reputazionale: contenuti coerenti, pulizia del passato, gestione tag/foto.

  7. Monitoraggio data breach e risposta rapida (reset credenziali, controllo SIM, alert).

Per una consulenza gratuita e senza impegno, non esitare a contattarci!
Desideri ricevere le news e i contenuti esclusivi di Phersei Investigazioni?