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Dall’anonimato alla responsabilità: cosa cambia davvero quando un hater viene identificato

Dall'anonimato alla responsabilità
| Phersei | Rassegna Stampa

Negli ultimi anni il panorama della comunicazione online è profondamente mutato. Quello che per molto tempo è stato considerato un rumore di fondo — l’insulto, l’attacco gratuito, l’accusa ingiustificata — ha progressivamente assunto un ruolo sempre più incisivo e, nei casi estremi, dannoso per la reputazione e per la vita reale delle persone.

La possibilità di offendere è una costante della comunicazione digitale, la possibilità di farlo restando impuniti, invece, è una condizione che sta rapidamente cambiando.

Un caso che rende visibile questo cambiamento

In un recente episodio riportato dal Corriere Milano, l’avvocato Anna Maria Bernardini de Pace ha deciso di reagire a una serie di commenti diffamatori pubblicati nei suoi confronti su diversi profili social. In questo contesto Phersei ha svolto le attività di identificazione degli autori, trasformando profili apparentemente anonimi in soggetti riconducibili a persone reali.

Il risultato dell’indagine da noi svolta ha ricondotto gli account a individui con nome, cognome e riferimenti utili a un’azione legale.

Non è la persona coinvolta a rendere questo episodio rilevante, ma il fatto che oggi l’anonimato digitale può essere superato.

Quando un commento smette di essere solo un commento

Nel mondo digitale un attacco può nascere in pochi secondi, ma i suoi effetti possono durare anni. Un’accusa, un insulto, una campagna di delegittimazione possono incidere sulla credibilità di una persona, sulla fiducia dei clienti, sulla stabilità di un’azienda.

Finché chi colpisce resta un profilo anonimo, la vittima resta spesso senza strumenti reali per difendersi. 

Quando invece quell’identità viene ricondotta a una persona reale il quadro cambia radicalmente, entrano in gioco il diritto, la responsabilità, le conseguenze.

Il nostro ruolo: portare la realtà dentro il digitale

In Phersei operiamo nello spazio di confine in cui il mondo digitale incontra il mondo reale e giuridico.

Il nostro lavoro consiste nel trasformare tracce digitali in identità utilizzabili sul piano legale.

Questo significa permettere a studi legali, aziende, professionisti, figure esposte pubblicamente e non solo di poter tutelare la propria reputazione. Il caso citato dal Corriere Milano è solo uno degli esempi di come questo lavoro possa tradursi in un effetto concreto.

La fine dell’anonimato impunito

Stiamo entrando in una nuova fase del web, una fase in cui la tecnologia, il diritto e l’investigazione rendono sempre più difficile nascondersi dietro un nickname.

Questo non significa limitare la libertà di espressione, significa ristabilire un principio fondamentale: chi parla, risponde di ciò che dice.

In questo nuovo equilibrio, Phersei lavora ogni giorno per portare responsabilità dove prima c’era solo impunità e per permettere a chi subisce un danno di non restare senza voce.

 

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