Skip to main content

Indagini patrimoniali nei casi di separazione: Guida completa

indagini patrimoniali nei casi di separazione
| Luca Lampis | Indagini patrimoniali e finanziarie

Affrontare una separazione o un divorzio significa ridefinire equilibri personali, familiari ed economici. In questo contesto, uno dei nodi più delicati riguarda la ricostruzione della reale situazione patrimoniale dei coniugi, soprattutto quando emergono sospetti di redditi nascosti, beni occultati o rappresentazioni non veritiere delle capacità economiche.

Le indagini patrimoniali nei casi di separazione rispondono a questa esigenza: far emergere la verità economica, consentendo al giudice di assumere decisioni eque su assegno di mantenimento, contribuzione ai figli e assetti patrimoniali complessivi.

Cosa sono realmente le indagini patrimoniali e a cosa servono

Quando si parla di indagini patrimoniali e finanziarie, si confondono spesso piani diversi. Da un lato vi è l’obbligo di trasparenza documentale imposto alle parti nel procedimento; dall’altro gli accertamenti disposti dal giudice, anche tramite la Guardia di Finanza; infine l’attività svolta da investigatori privati autorizzati.

Le indagini patrimoniali non rappresentano uno strumento punitivo, ma un mezzo di tutela. Servono a ricostruire la reale capacità economica dei coniugi, verificando redditi, beni, investimenti e stile di vita, così da evitare che informazioni parziali o mendaci incidano sulla determinazione dell’assegno di mantenimento o sui contributi dovuti ai figli.

Separazione giudiziale, conflitto e necessità di accertamento

Il ricorso alle indagini patrimoniali assume un ruolo centrale soprattutto nella separazione giudiziale, quando manca un accordo tra le parti. In tali ipotesi il giudice deve stabilire condizioni economiche idonee a garantire al coniuge economicamente più debole e ai figli la continuità del tenore di vita goduto durante il matrimonio.

È in questo scenario che, con maggiore frequenza, uno dei coniugi può essere indotto a sottostimare i propri redditi, a occultare beni o a intestare risorse a terzi.

Le indagini consentono di individuare:

  • redditi non dichiarati o attività lavorative non ufficiali;
  • beni immobili e mobili registrati;
  • conti correnti, anche online o esteri;
  • investimenti finanziari e partecipazioni societarie;
  • operazioni simulate di vendita o distrazione patrimoniale.

Il risultato è un quadro economico coerente e verificabile, essenziale per supportare le decisioni del tribunale.

Il quadro normativo di riferimento e il ruolo del giudice

La disciplina dell’assegno di mantenimento trova fondamento negli articoli 147, 148 e 156 del Codice Civile. In sede di separazione, l’assegno mantiene una funzione conservativa del tenore di vita matrimoniale, mentre in sede di divorzio assume natura assistenziale e perequativo-compensativa, secondo l’orientamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sentenza n. 18287/2018).

Il giudice dispone di poteri istruttori d’ufficio, potendo ordinare indagini sui redditi, sui patrimoni e sul tenore di vita. Tali poteri non costituiscono un obbligo automatico: la giurisprudenza chiarisce che si tratta di una facoltà discrezionale, esercitabile solo in presenza di contestazioni specifiche e circostanziate. Le richieste meramente esplorative, prive di indizi concreti, vengono rigettate.

Riforma Cartabia e obbligo di trasparenza patrimoniale

Un passaggio decisivo è rappresentato dalla Riforma Cartabia, che ha rafforzato l’obbligo di lealtà processuale. Nei procedimenti con richieste economiche, ciascun coniuge deve depositare sin dal primo atto una disclosure completa relativa agli ultimi tre anni.

La documentazione richiesta comprende dichiarazioni dei redditi, estratti conto bancari e finanziari, atti relativi a beni immobili, beni mobili registrati e quote societarie. In presenza di figli minori, è richiesto anche il piano genitoriale, utile a fotografare le abitudini di vita e le spese ordinarie e straordinarie.

La mancata o incompleta produzione documentale non è priva di conseguenze: il giudice può trarne argomenti di prova sfavorevoli, disporre ulteriori accertamenti e, nei casi più gravi, segnalare incongruenze fiscali alle autorità competenti.

Quando interviene la Guardia di Finanza

L’intervento della Guardia di Finanza avviene su delega del giudice e con finalità mirate. L’attività si concentra sull’accesso a banche dati ufficiali, come l’Anagrafe Tributaria, le Conservatorie e il Pubblico Registro Automobilistico, oltre alla verifica di partecipazioni societarie.

Questo strumento risulta particolarmente efficace quando emerge una discrepanza evidente tra redditi dichiarati e stile di vita o quando vi sono fondati sospetti di beni intestati a soggetti terzi.

Anche in questo caso, il presupposto resta la presenza di elementi concreti che giustifichino l’approfondimento.

Il ruolo delle agenzie investigative private

Accanto agli strumenti giudiziari, le agenzie investigative private autorizzate ex art. 134 TULPS svolgono un ruolo sempre più rilevante. La loro attività consente di raccogliere prove preliminari e documentate su patrimoni occulti, redditi non dichiarati e reale tenore di vita.

Un investigatore privato può accertare l’esistenza di conti correnti, beni immobili, veicoli, partecipazioni societarie, nonché documentare abitudini di spesa incompatibili con il reddito dichiarato.

Questi accertamenti risultano utili anche per valutare l’opportunità di intraprendere un’azione legale, evitando contenziosi inutili contro soggetti effettivamente incapienti.

Valore probatorio delle relazioni investigative

Uno dei dubbi più diffusi riguarda l’utilizzabilità in giudizio delle investigazioni private. La risposta è chiara: le relazioni investigative costituiscono prove atipiche, liberamente valutabili dal giudice ai sensi dell’art. 116 c.p.c. La recente giurisprudenza della Corte di Cassazione ha ribadito che anche il materiale fotografico possiede piena dignità probatoria, ai sensi dell’art. 2712 c.c., purché acquisito legittimamente.

Questi elementi, integrati con altra documentazione, possono assumere un peso decisivo nella ricostruzione della capacità economica reale dei coniugi.

Costi, tempi e valutazione strategica

Un altro aspetto centrale riguarda costi e tempistiche delle indagini patrimoniali. Non esiste una risposta unica: il costo varia in base alla profondità dell’indagine, alla complessità del patrimonio e alla necessità di accertamenti nazionali o internazionali. Anche i tempi oscillano da pochi giorni, per accertamenti mirati, a diverse settimane per indagini articolate.

Dal punto di vista strategico, spesso risulta opportuno avviare le indagini prima dell’instaurazione del giudizio, così da presentare al tribunale un quadro probatorio già strutturato e coerente con le domande economiche avanzate.

Beni all’estero, terzi e nuove frontiere patrimoniali

Tra i dubbi più attuali emergono quelli relativi a beni intestati a terzi, conti esteri, strumenti fintech e investimenti digitali. La possibilità di accertamento dipende sempre dalla combinazione tra strumenti investigativi, poteri giudiziari e cooperazione internazionale.

Anche in questi casi, la presenza di indizi concreti consente di superare l’opacità apparente e di ricostruire flussi finanziari anomali.

Una tutela concreta dei diritti economici

Le indagini patrimoniali nei casi di separazione rappresentano oggi uno strumento di equilibrio e giustizia, non un’eccezione. In un contesto normativo che richiede trasparenza e correttezza, esse permettono di superare le apparenze formali e di tutelare concretamente i diritti del coniuge economicamente più debole e dei figli.

Affidarsi a professionisti qualificati, capaci di integrare competenze investigative e conoscenza del diritto di famiglia, significa affrontare la separazione con maggiore consapevolezza, riducendo il rischio di decisioni basate su dati incompleti o distorti.

Per una consulenza gratuita e senza impegno, non esitare a contattarci!
Desideri ricevere le news e i contenuti esclusivi di Phersei Investigazioni?